Regime forfettario: guida aggiornata 2026
Stai pensando di aprire la tua partita IVA nel 2026 ma ti spaventa la burocrazia e non sai quale regime fiscale scegliere? Il regime forfettario spesso è la soluzione più semplice e conveniente per chi inizia una nuova attività.
In questa guida ti spieghiamo in modo pratico e aggiornato come funziona il regime forfettario, chi può accedere, quali vantaggi offre e quali regole seguire per non perdere i requisiti.
Cosa significa regime forfettario, chi può applicarlo e che vantaggi comporta?
Quindi, in parole povere, ti aiuta a pagare meno tasse e rende la gestione della tua nuova attività molto più semplice!
Il regime forfettario nel 2026 resta sostanzialmente invariato rispetto agli anni precedenti, con conferma dei principali requisiti e limiti. Per poter accedere al regime forfettario bisogna:
- risiedere fiscalmente in Italia;
- non aver superato, nell’anno precedente all’iscrizione, il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi annui complessivi lordi, comprensivi di tasse, contributi, assicurazioni obbligatorie e altri adempimenti dello stesso genere. In caso di attività con più codici ATECO, il limite è cumulativo, per cui la somma dei ricavi derivati dalle diverse attività realizzate non deve superare la somma definita dalla legge;
- non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, collaboratori o dipendenti.
- non applicherai né IVA né ritenuta d’acconto;
- applicherai un’imposta fissa del 15% (o 5% per i primi 5 anni se ricorrono determinate condizioni) e non le aliquote utilizzate per l’IRPEF che generalmente vanno dal 23% al 43%;
- sarai esonerato dagli ISA (ex studi di settore), che impongono l’adeguamento a livelli di ricavi predefiniti, secondo il tipo di attività attuata;
- avrai una gestione contabile estremamente semplificata.
Aggiornamenti 2026: quali sono le cause di esclusione e perdita dei requisiti?
Abbiamo parlato dei vantaggi e di chi può giovarne, ma quali sono le cause di esclusione dal regime forfettario? Infatti, non possono accedere i soggetti:
- non residenti, ad eccezione dei cittadini UE o residenti in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo con adeguato scambio di informazioni, che producano almeno il 75% del proprio reddito complessivo nel territorio italiano;
- che hanno ricavi annui maggiori di 85.000 euro, ma:
- se i tuoi ricavi non superano i 100.000 euro , per l’anno corrente rimarrà nel regime forfettario godendo delle agevolazioni d’imposta. L’anno successivo ne sarà escluso e dovrà adottare il regime ordinario con la sua tassazione per scaglioni e con l’applicazione dell’IVA,
- se i ricavi superano i 100.000 euro invece, passerà immediatamente al regime ordinario e inizierà ad applicare l’IVA sulle successive fatture;
- che hanno percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro , salvi caso particolari come licenziamento o per le dimissioni del dipendente, te lo spieghiamo bene nel paragrafo successivo;
- detentori di quote di società di persone o di capitali che operano nello stesso settore , comprese associazioni professionali e imprese familiari;
- che operano in regimi speciali IVA o di regimi forfettari per la determinazione del reddito come attività agricole e di pesca, sali e tabacchi, editoria, telefonia pubblica, viaggio e turismo, arte e antiquariato;
- che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi.
Sappi che nessuna delle cause di esclusione è definitiva e, in caso di ripristino dei requisiti richiesti, puoi rientrare nel regime agevolato dopo due anni dalla fuoriuscita.
Regime forfettario + lavoro dipendente: come funziona davvero
Nel regime forfettario, uno degli aspetti più importanti da verificare riguarda i redditi da lavoro dipendente o assimilati percepiti nell’anno precedente. In particolare, non possono accedere o restare nel regime agevolato i contribuenti che hanno percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro lordi nell’anno precedente rispetto a quello di applicazione. Questo significa che, per applicare il regime nel 2026, è necessario considerare i redditi percepiti nel 2025.
Tuttavia, è prevista un’importante eccezione: il limite dei 35.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato entro la fine dell’anno precedente. In tal caso, anche chi ha superato tale soglia può accedere al regime forfettario.
Resta comunque fondamentale prestare attenzione alle cause di esclusione legate ai rapporti con l’ex datore di lavoro: il regime non è applicabile se l’attività autonoma viene svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di uno dei precedenti datori di lavoro degli ultimi due anni, questo per evitare le cosiddette "false partite IVA" ovvero quelle situazioni di lavoro autonomo che in realtà risultano solo formalmente tali.
La regola base quindi è la seguente:
- Se nell’anno precedente hai percepito più di 35.000€ lordi NON puoi usare il regime forfettario;
- Se il tuo reddito da dipendente nell’anno precedente è inferiore a 35.000€ lordi puoi accedere al regime forfettario e rimanere nel caso in cui tu sia già in tale regime.
Aliquote nel regime forfettario: chi paga il 5% e chi il 15%
Essendo un regime fiscale agevolato, l’aliquota ordinaria cala dal 35% circa al 15%. Inoltre, nei primi 5 anni di attività è possibile beneficiare di una tassazione ancora più conveniente al 5% se:
- l’attività non è prosecuzione di un precedente lavoro dipendente, ad eccezione dei rapporti di pratica professionale obbligatoria, come per commercialisti ed avvocati, intercorsi precedentemente all'iscrizione all'Albo;
- il soggetto richiedente non è stato titolare di partita IVA diversa nei tre anni precedenti alla richiesta;
- si prosegue l'attività di qualcun altro e il predecessore non ha superato 85000 euro di ricavi annui.
In sintesi, la tua attività deve essere completamente nuova, non deve derivare da accordi con il tuo datore di lavoro e non puoi assorbire società con un buon volume di affari e pensare di poter applicare il regime agevolato come il regime forfettario.Piccolo accorgimento: per sfruttare pienamente i 5 anni di agevolazione, cerca di aprire la partita IVA ad inizio anno solare perchè questo coincide sempre con l'anno fiscale. L’apertura a metà anno conta comunque come primo anno agevolato e perderesti mesi preziosi per le tue tasche!
Come si calcolano i contributi il regime forfettario?
A differenza di un lavoratore dipendente, da titolare di partita IVA devi versare autonomamente i tuoi contributi previdenziali che sono quote da versare all'istituto previdenziale di riferimento, che sia l'INPS o una cassa professionale per riceve, in cambio, prestazioni come il sussidio di maternità e la pensione. A seconda dell’attività svolta si versano:
- i contributi della Gestione Separata INPS, se sei un libero professionista senza cassa professionale specifica;
- i contributi alla cassa previdenziale di categoria (ENPAM, Cassa Forense, ecc.)
- i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, calcolati in parte in quota fissa annuale e in parte sul reddito dichiarato.
| GESTIONE INPS | CONTRIBUTI FISSI | QUOTA MINIMALE | CONTRIBUTI VARIABILI |
|---|---|---|---|
| Artigiani | 4.460,64€ | 18.555,00€ | 24% |
| Commercianti | 4.549,70€ | 18.555,00€ | 24,28% |
Come si apre la partita IVA in regime forfettario e quanto costa?
Se sei un libero professionista, per aprire la tua partita IVA dovrai compilare il modello AA9/12 dell'Agenzia delle Entrate dove indicherai i dati salienti della tua attività, tra cui il luogo in cui la svolgerai e la ragione sociale quindi il nome che vuoi darle.
Contemporaneamente dovrai iscriverti alla tua Cassa previdenziale o alla Gestione separata se non dovessi averne una, direttamente sul sito dell'ente e in questo contesto dichiarerai di voler applicare il regime forfettario.
La comunicazione di inizio attività non è facoltativa: l’omissione comporta una sanzione amministrativa che va da 250 a 2.000 euro, anche se non impedisce l’accesso al regime forfettario se i requisiti sostanziali sono comunque rispettati.
Invece, per le ditte individuali artigiane o commerciali, la procedura richiede invece qualche adempimento in più. Il titolare deve:
- essere in possesso di PEC e firma digitale;
- presentare la pratica tramite Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, che provvede automaticamente ad effettuare:
- iscrizione al Registro delle Imprese;
- iscrizione all’INPS Artigiani e Commercianti;
- iscrizione all’INAIL (obbligatoria solo per gli artigiani);
- apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate
Fatturazione elettronica per forfettari
L’obbligo di fatturazione elettronica è oggi esteso a tutti i contribuenti in regime forfettario, senza alcuna soglia di ricavi o compensi.
Anche nel 2026, quindi, i titolari di partita IVA forfettaria devono emettere le fatture esclusivamente in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (SdI), al pari degli altri regimi fiscali. Questo comporta l’utilizzo di un software di fatturazione elettronica come Fattura.it e il rispetto delle regole tecniche previste dall’Agenzia delle Entrate.
Rimangono invece invariate le semplificazioni tipiche del regime: i forfettari non applicano l’IVA in fattura, non la detraggono sugli acquisti e non sono soggetti a registri IVA o liquidazioni periodiche. Te lo spieghiamo bene nella nostra guida alla fatturazione in regime forfettario.
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